FRIDA KAHLO E L’ARTE DI TRAFORMARE IL DOLORE IN COLORE

FRIDA KAHLO E L’ARTE DI TRAFORMARE IL DOLORE IN COLORE

FRIDA KAHLO E L’ARTE DI TRAFORMARE IL DOLORE IN COLORE

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Psicologia Frida KahloFrida Kahlo scrive VIVA LA VIDA otto giorni prima di morire, nel 1954, mentre sta terminando il suo ultimo quadro. Ha 47 anni ed è gravemente malata. Dipinge questo suo ultimo saluto su un anguria rosso sangue. Lascia così la vita una persona che non ha mai perso la speranza, nonostante la straordinarietà delle sue sofferenze.

Viva la vida è la gioia di vivere, è la riconoscenza per ciò che si è realizzato, è la forza interiore di una donna che non si è mai arresa. Viva la vida è però anche un grido di dolore, la consapevolezza di ciò che si sta lasciando.

La storia della vita di Frida Kahlo è costellata di sofferenze, ma soprattutto è la storia di una persona capace di trasformare il dolore in arte, le difficoltà in gioia di vivere.

Frida aveva 18 anni, il 17 settembre 1925, quando accade l’evento che la segna per tutta la vita, nel bene e nel male. L’autobus sul quale sta viaggiando, per tornare a casa dopo la scuola, si scontra con un tram. L’impatto è forte, alcune persone perdono la vita, lei ne esce gravemente ferita. Un corrimano le trafigge la schiena uscendo dalla vagina, compromettendo la possibilità della maternità. La sua spina dorsale viene fratturata in tre punti. L’incidente la costringe a rimanere a letto per nove lunghi mesi, con un busto di gesso che le impedisce i movimenti. E’ stato però proprio questo evento a spingerla verso la pittura: trascorrendo molto tempo da sola e sdraiata, per ingannare il tempo, inizia a dipingere.

Questo episodio racchiude l’essenza della vita di Frida Kahlo: il trauma e la forza di risollevarsi, il dolore e il desiderio di rinascere. Frida, grazie al coraggio di guardare in faccia la propria condizione, è stata in grado di trasformare il limite in opportunità.

Cosa sarebbe successo se Frida non avesse avuto questo incidente? Non ci è dato saperlo, ma ciò che sappiamo è che, proprio nel momento in cui la sua vita tocca il fondo, lei trova la forza inaspettata per dare un nuovo colore al suo futuro. Affronterà sempre la vita con il bagaglio di questa esperienza.

Nel 1928 Frida incontra l’amore della sua vita, il pittore Diego Rivera. Lui è il pittore messicano più famoso in quel periodo ed ha 40 anni, lei ne ha venti in meno. Rivera non era un bell’uomo, ma aveva fama di grande seduttore: spiritoso e vitale. E’ stato anche il primo a vedere il grande talento artistico di Frida, incoraggiandola a continuare. La storia con Rivera la accompagna per tutta la vita, anche se con alti e bassi. Alti di amore travolgente e bassi di dolorosi tradimenti.

Gli eventi sfortunati della vita di Frida però non sono ancora finiti. Nonostante le ferite riportate nell’incidente, prova ad avere un figlio. Purtroppo per lei, la maternità le sarà negata per ben tre volte. Gli aborti la segnano profondamente, ma avrà la forza di rappresentare sulla tela il suo trauma, in modo crudo e sincero. Dirà in un intervista «Murare la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da questa, dall’interno».

In questi anni, soffre terribilmente non solo per gli aborti, ma anche per i continui tradimenti del marito, il più grave dei quali con la sorella minore, Cristina. Dopo la scoperta del tradimento, si separa dal marito e si rifugia a New York, dove dipinge quadri pieni di rabbia e delusione. La separazione dal marito però non dura molto. I due artisti non riescono a stare lontani, accumunati da un intenso bisogno l’uno dell’altra.  Infatti, si risposano una seconda volta nel 1940; Frida racconta «Fu Diego a chiedermi di risposarlo… io fui felice di accettare, alla condizione che non avremmo più avuto rapporti sessuali». Il loro rapporto era cambiato: Diego non riuscirà mai ad essere fedele, ma le starà emotivamente sempre accanto; Frida, sessualmente più libera, avrà diverse relazioni sia con uomini, che con donne.

Nel frattempo arriva il successo artistico. Frida diventa una donna e una pittrice indipendente e consapevole delle proprie doti. I suoi quadri vengono esposti a Parigi in una mostra sull’arte messicana. Nella capitale francese Frida conosce e frequenta Kandinskij, Duchamp, Picasso e molti altri artisti. Lo stesso Picasso, scrivendo a Diego Rivera, dice «Nè tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quella di Frida Kahlo».

L’impegno politico, da sempre elemento importante nella vita di Frida, diventa ancora più forte. Ospita nella sua casa l’esule politico russo, in fuga del regime di Stalin, Lev Trotzkij, con il quale avrà anche una breve relazione. Si batterà tutta la vita per l’indipendenza del Messico, partecipando, 10 giorni prima di morire, alla manifestazione contro l’intervento degli Stati Uniti in Guatemala.

Trasformare il dolore Psicologia

Il dolore è però sempre in agguato nella vita dell’artista. Le sue condizioni di salute peggiorano, soprattutto la schiena. Affronta, nel corso della sua vita, ben 30 interventi chirurgici e le verrà anche amputata la gamba destra nel 1953. Lo stesso anno, viene organizzata la sua prima mostra personale in Messico. Qui avviene qualcosa di straordinario che ben rappresenta la gioia di vivere di Frida Kahlo che mai l’ha abbandonata. La sera dell’inaugurazione, le sue condizioni di salute sono così critiche che il medico le proibisce di alzarsi dal letto, ma il marito fa trasportare il letto di Frida alla galleria. Lei arriva in ambulanza e partecipa alla sua festa bevendo e cantando con il pubblico. Non poteva certo perdersi il momento più importante della sua carriera. La voglia di vivere di Frida non è ancora svanita ed è ben espressa dalla sua frase «Dottore, se mi lascia bere questa tequila, prometto che al mio funerale non tocco un goccio». Morirà l’anno successivo a causa di un embolia polmonare.

 

In che modo possiamo farci ispirare dalla storia di questa grande artista?

La vita di Frida Kahlo ci insegna come la sofferenza, da evento traumatico, possa trasformarsi in energia vitale. Ci insegna, sopra ogni cosa, come il coraggio di confrontarsi con ciò che ci fa soffrire possa donarci nuove possibilità, mai immaginate prima. Per Frida è stata la pittura, per altri è una nuova relazione, un nuovo lavoro, una nuova passione oppure una maggiore riconoscenza verso la vita. Queste nuove possibilità hanno il sapore di un traguardo e di una rinascita allo stesso tempo. Tutto ciò è reso ancora più appagante grazie alla consapevolezza del percorso che ci ha condotti a quel punto.

In fisica, viene usato il termine resilienza per indicare la capacità di un metallo di assorbire gli urti e le energie che provengono dall’esterno senza spezzarsi. Utilizzando questa metafora, si può guadare alla storia di Frida con altri occhi. I traumi attraversati da Frida Kahlo sono stati dei veri terremoti, hanno costretto Frida a flettersi fino all’estremo.  Ha sofferto e ha pianto; non ha negato la sua sofferenza, anzi l’ha rappresentata nei suoi quadri. Ma alla fine ha assorbito l’urto trovando un nuovo posto nel mondo e una nuova forza.

“La tenebra del suo dolore è soltanto lo sfondo vellutato per la luce meravigliosa della sua forza biologica, di una sensibilità finissima, di un’intelligenza splendente e di un’invincibile forza. Lei lotta per vivere e per insegnare ai suoi compagni, gli esseri umani, come resistere alle forze avverse e trionfare su di esse per giungere a una gioia superiore”.

(Diego Rivera)

 

A cura del Dott. Luca Monasterolo

 

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FRIDA KAHLO E L’ARTE DI TRAFORMARE IL DOLORE IN COLORE ultima modifica: 2016-02-15T15:14:48+00:00 da monasterolo
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