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L’utilizzo dell’EMDR per gli attacchi di panico

EMDR attacchi di panicoLe sensazioni che riferiscono i pazienti dopo un attacco di panico sono considerate come una vera esperienza traumatica. Ciò che il soggetto prova durante uno di questi attacchi improvvisi è una forte paura incontrollabile che lo lascia completamente inerme, è seguita poi dalla percezione di morire o di perdere il controllo della situazione. Questi sono i motivi che hanno spinto Elisa Faretta, psicologa esperta del trattamento EMDR, a definire questo approccio perfettamente integrabile negli interventi per gli attacchi di panico. Utilizzare l’EMDR nel disturbo di panico può essere estremamente utile per elaborare i ricordi legati agli attacchi di panico, elaborare le situazioni che lo scatenano e infine rafforzare un adattamento futuro ai sintomi legati agli attacchi.

I benefici di questo trattamento si possono riscontrare in termini di: 

  • Tempo (valutare quando avvengono i primi miglioramenti)
  • Stabilità in termini quantitativi (assenza di attacchi alla conclusione della terapia e mantenimento nel tempo)
  • Stabilità in termini qualitativi (rafforzare le capacità di prevenzione delle ricadute)

 

I tre livelli di Paura del Protocollo di Marcia Whisman

Whisman definisce il panico come un’esperienza terrificante caratterizzata da intense sensazioni fisiche, senso di terrore o di imminenti conseguenze e da un’incapacità di comprenderne l’origine o il motivo. Gli obiettivi della terapia consistono nel permettere al paziente di prevenire il panico e gestire le sue paure. Solo così sarà possibile riportare il paziente alla piena funzionalità, così da permettergli di trovarsi a suo agio anche in situazioni prima temute. Le capacità che il soggetto deve essere in grado di acquisire sono: 

  • Acquisire il controllo sui sintomi ansiogeni
  • Desensibilizzare la cognizione di paura che ha sviluppato

 

La terapia EMDR è efficace proprio perché in grado di desensibilizzare e rielaborare i vissuti di paura fino a renderli più gestibili. Il protocollo di cui parleremo a breve si basa sull’ipotesi che ogni paziente affronti tre livelli di paura: se non è presente il primo livello il terapeuta può procedere con il secondo, e così via. È importante sapere che nel caso in cui il paziente entri nel panico durante il trattamento è necessario interromperlo, questo perché sarà per lui più difficile elaborare il suo vissuto di paura. Tutto ciò che il terapeuta può fare è contenere l’angoscia così da poterla elaborare, solo dopo si potrà continuare con il trattamento. 

 

Livelli di paura

Primo Livello di Paura

Paura immaginaria: la provenienza della paura immaginaria risale alle attribuzioni fatte da parte del paziente sulla sua stessa origine. Sono radicate in base alla mancanza di informazioni relative all’esperienza vissuta e all’arco di tempo trascorso dal primo attacco. L’impostazione EMDR si baserà sul ricordare l’immagine dettagliata del primo attacco di panico, oppure il peggiore, proprio come se si dovesse rivederlo in un video. In questa fase il compito del trerapeuta sarà di attingere alle sue conoscenze per lavorare sui pensieri e sulle attribuzioni che riguardano l’attacco di panico. 

Il passaggio alla seconda fase avviene solo quando il paziente comprende che le sensazioni da lui provate sono causate dalle sue emozioni e dall’adrenalina, e non da un attacco di cuore o altri pericoli per la sua salute fisica.

 

Secondo Livello di Paura

Paura della paura: questo livello intermedio si riferisce all’incapacità del paziente di gestire l’attacco di panico nel modo più funzionale. In questa fase il terapeuta chiederà al suo paziente di ricordare un suo attacco di panico, oppure di immaginarne uno che accadrà in futuro. La persona dovrà essere in grado di utilizzare le strategie consigliate da terapeuta per contrastare l’attacco di panico

La terza fase giungerà quando il paziente saprà fronteggiare in modo adeguato l’attacco di panico immaginato oppure ricordato. 

 

Terzo Livello di Paura

Paura della prestazione: riguarda l’esposizione del paziente alla situazione tanto temuta. Sarà necessario che il paziente ripercorra la situazione da affrontare. La narrazione proviene dal paziente e gli sarà richiesto di fermarsi ogni qualvolta sopraggiunga l’ansia, i movimenti oculari saranno diretti alla sensazione fisica e saranno ripetuti fino alla completa desensibilizzazione.  

 

Integrazioni successiva al protocollo EMDR

L’analisi effettuata da Faretta nel 2007 ha evidenziato alcune modifiche e integrazioni possibili nella fase due e nella fase tre. Nella seconda fase è stata inclusa una psicoeducazione sul panico, sia dal punto di vista fisiologico che naturale, nella terza invece ci si è concentrati sugli eventi più stressanti e sul focalizzarsi nei ricordi relativi al primo, all’ultimo e al peggior attacco di panico. 

 

Storia del paziente

Faretta risulta essere in linea con il pensiero dell’importanza sulla storia del paziente, così da inserirla all’interno del trattamento EMDR.

Diventa quindi centrale analizzare anche le esperienze passate del paziente che non sono direttamente riconducibili al panico, ma che hanno contribuito al costituirsi di una vulnerabilità. Le esperienze che più frequentemente si ricollegano agli attacchi di panico sono legate al a sensazioni di abbandono, umiliazione e paura

In alcuni casi gli attacchi di panico si presentano in fasi di vita particolari del paziente in cui vi sono dei passaggi di crescita e cambiamento importanti (andare a vivere da solo, iniziare un nuovo lavoro, iniziare una convivenza, e così via). Le esperienze passate che giocano un ruolo centrale sono allora quelle in cui si è bloccata una sana spinta all’indipendenza e all’autonomia.

Storia del paziente

Conclusioni

L’EMDR è un metodo che ben si applica all’attacco di panico per il suo approccio completo che va dalle cognizioni, alle emozioni e infine alle sensazioni corporee. Questo approccio inoltre non sottovaluta le esperienze passate che in molti casi sono alla base delle problematiche presenti. 

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