10 PASSI PER LA GESTIONE DEI CONFLITTI

10 PASSI PER LA GESTIONE DEI CONFLITTI

10 PASSI PER LA GESTIONE DEI CONFLITTI

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Il conflitto è parte integrante di ogni relazione. Se infatti ci pensiamo, è facile riconoscere come in ogni relazione della nostra vita ci siano stati degli scontri. Ancor più interessante, è ricordare che più le relazioni sono importanti ed intime e più è frequente l’insorgere della conflittualità.

Questo dato, da solo, ci dice quanto sia importante gestire bene i conflitti se vogliamo essere soddisfatti delle nostre relazioni.

Comunemente, il conflitto viene visto in modo negativo e spiacevole. Il pensiero comune ci dice che il conflitto va eliminato il prima possibile, per poter tornare a godere serenamente delle nostre relazioni. Questo articolo ha l’obiettivo di dare un’altra lettura del conflitto:

Il conflitto non come un problema da risolvere, ma come una forma di interazione da utilizzare per far crescere la relazione.

 

Falsi miti

Per passare a questa prospettiva, è però fondamentale prima scardinare alcuni luoghi comuni e stereotipi sul conflitto.

Ecco allora alcuni pregiudizi comunemente radicati che sono alla base di una visione esclusivamente negativa del conflitto:

● Se si litiga si distrugge la relazione

● La relazione non tornerà mai più come prima

● Se mi arrabbio perdo il controllo

● Ci deve essere per forza un vincitore e un perdente

● E’ tutta colpa tua se mi arrabbio

● Non litighiamo per il bene dei bambini

Questa è una piccola lista, sicuramente non esaustiva, ma offre uno spaccato sulle idee implicitamente più diffuse. Ognuno porta con sé qualche pregiudizio piccolo o grande sulla negatività del conflitto. Se riconosci che queste idee sono radicate anche in te, è allora facilmente comprensibile quanto il conflitto ti possa intimorire.

 

Preparazione alla gestione del conflitto

1. Riconoscere l’esistenza di un conflitto.

Spesso, il passo più difficile è proprio questo. In questa difficoltà gioca un ruolo centrale la presenza di uno o più dei pregiudizi visti precedentemente.

Se ritengo che litigando si metterà fine alla relazione, allora cosa guadagno nel portare a galla la conflittualità? Se credo che la rabbia sia solo distruttiva, parlarne come potrà essere di aiuto alla relazione? Se penso che il conflitto porterà inevitabilmente a sancire un vincitore e un perdente, allora dovrò combattere con tutti i mezzi per non soccombere; questo è senza dubbio faticoso, meglio mantenere il quieto vivere.

Riconoscere in modo aperto e onesto l’esistenza di una conflittualità è il primo passo per poterla utilizzare proficuamente.

 

2. Accettazione del conflitto come parte integrante della relazione.

Fa parte di questo step il riconoscere la differenza tra l’emozione e il comportamento. Sentire la rabbia, non significa automaticamente agire in modo aggressivo o violento.

Esistono in realtà diversi passaggi tra il sentire l’emozione della rabbia ed agirla. Questo schema rappresenta in modo intuitivo il percorso che parte dall’emozione e arriva all’azione.

Funzione Rabbia Psicologia

 

Tra l’emozione e il comportamento, come si può notare, ci sono altri sue passaggi: l’accoglimento della rabbia e la mentalizzazione.

Accogliere la rabbia significa riconoscerne la legittimità, al di là delle motivazioni, e osservarla senza giudizio.

Mentalizzare significa elaborare la rabbia, comprendendone le ragioni e rappresentandosi le intenzioni e le ragioni dell’interlocutore.

Riconoscere la rabbia prima di agirla permette di avere a disposizione molte più opzioni.

 

3. Accettare la non risolvibilità del conflitto.

Il conflitto non è risolvibile, se per risoluzione intendiamo decidere chi ha ragione e chi ha torto, chi vince e chi perde.

Il conflitto è però trasformabile. Il conflitto si può trasformare da scontro ad incontro di esigenze, bisogni e desideri diversi. La rabbia non è nemica di questo processo, anzi, diventa un’importante strumento. Essa permette di prendere consapevolezza delle proprie esigenze e di comunicarle all’altra persona. Va però accompagnata dalla consapevolezza che il miglior alleato per trasformare lo scontro in incontro è proprio l’altra persona coinvolta nel conflitto.

 

10 passi per la gestione del conflitto

Ecco una guida di 10 passi da seguire per rendere il conflitto un momento di crescita nella relazione.

1. Rimanere focalizzati sull’oggetto del problema.

2. Evitare di pensare di eliminare l’altro per risolvere il problema.

3. Esplicitare il conflitto.

4. Prendere tempo, non reagire subito (reazioni di attacco, fuga e immobilizzazione non sono utili per gestire il conflitto). Passare da una logica reattiva ad una logica comunicativa.

5. Mantenere una comunicazione rispettosa. Ascoltare l’altro per conoscere i suoi pensieri ed opinioni sul problema. Proibito interrompere. Chi interrompe sta ascoltando solo se stesso.

6. Rispettare i contenuti e i confini del conflitto. Non generalizzare.

7. Libertà di critica. La critica deve essere però limitata al comportamento oggetto del conflitto, non alla persona. Più si rimane focalizzati sui comportamenti, più è facile trovare opzioni o permettere all’altro di trovarle.

8. Libertà di dire NO. Essere compiacenti non è un modo utile di gestire i conflitti, li copre solamente.

9. Individuare i bisogni sottesi. Passare dall’attacco all’empatia. Dietro la rabbia, spesso si nasconde la paura (ad esempio la paura di non essere importanti o di essere rifiutati).

10. Individuare strategie sulla base di interessi comuni. E’ un compromesso che soddisfi entrambi. Se uno dei due rimane sconfitto, si prepara il terreno per la vendetta successiva. Il compromesso può durare solo se c’è una parte di soddisfazione comune.

 

Guida Gestione Conflitti Psicologo Torino

A cura del Dott. Luca Monasterolo

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10 PASSI PER LA GESTIONE DEI CONFLITTI ultima modifica: 2016-01-05T17:33:02+00:00 da Dr. Luca Monasterolo

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