La Regina degli Scacchi

“La regina degli scacchi” è una serie televisiva messa in onda su Netflix e tratta dall’omonimo libro di Walter Tevis.
Premetto che il seguente articolo presenta sicuramente degli spoiler, per cui se ancora non avete visto la serie vi consiglio prima di godervi la visione e poi di leggere questa analisi.
La storia è ambientata negli anni ‘60 e narra di una giovane donna che trova un senso nella propria vita attraverso il gioco degli scacchi. Elisabeth Harmon, la protagonista di questa miniserie, arriva da una storia personale molto travagliata: vive i suoi primi anni con la madre che soffre di una profonda sofferenza psichica per poi ritrovarsi orfana presto ed essere trasferita in un orfanotrofio. Ciò che la salva da una prospettiva di vita infausta e disagiata, è una passione e allo stesso tempo una dote personale: gli scacchi e la sua abilità innata nel cogliere e dominare gli schemi di questo gioco in modo intuitivo e naturale. A fare da contraltare a questa risorsa personale si presenta già dall’infanzia una vulnerabilità verso lo sviluppo di dipendenze e, in ultima analisi, verso la solitudine e la disperazione.

Temi psicologici

Senza entrare troppo nella trama della serie possiamo trovare nella Regina degli Scacchi numerosi temi di grande rilevanza psicologica:

  • il ruolo della donna in una società dominata dagli uomini di cui gli scacchi sono una metafora sociale.
  • il rapporto tra genio e follia.
  • le difficoltà emotive e relazionali che spesso incorrono coloro che hanno un livello di intelligenza più alto della media legato alla complessità spesso indecifrabile per queste persone nel comprendere e gestire le emozioni.
  • il ruolo delle esperienze di vita infantili nel plasmare gli aspetti di personalità, tanto nelle risorse quanto nelle vulnerabilità personali.

Copione di vita di vita

Il lato di questa storia che vorrei approfondire ed analizzare in questo articolo fa riferimento al concetto psicologico di copione di vita. Il copione di vita, secondo l’approccio terapeutico dell’Analisi Transazionale, si può configurare come uno schema generale su come andrà ad evolversi la propria vita. Esso è dettato da strategie di adattamento e decisioni implicite prese durante l’infanzia che porta alla strutturazione del percorso di vita successivo. Non è ovviamente un copione teatrale con tutte le battute già scritte e non è neanche immodificabile nell’età adulta, ma influenza i tratti di personalità che vengono sviluppati maggiormente, quelli che vengono più sottovalutati e le scelte di vita che ne derivano.

Il percorso di vita della regina degli scacchi

Come detto precedentemente, Elisabeth Harmon vive un’infanzia piena di imprevisti e di sofferenze. Gli avvenimenti negativi della sua vita le sono capitati senza possibilità di scelta: vivere con una mamma con dei seri problemi mentali, non poter contare su una figura paterna, il lutto-suicidio della madre, il crescere in un contesto istituzionalizzato come l’orfanotrofio.
Vediamo nella serie come queste esperienze traumatiche abbiano generato una profonda difficoltà nel fidarsi delle altre persone, una sensazione di distanza e distacco dalle coetanee della protagonista, una difficoltà nel gestire le emozioni e un bisogno di rifugiarsi in stati mentali alterati per fuggire da tutto questo. Allo stesso tempo, queste stesse esperienze sembra che abbiano influito anche nella strutturazione di risorse importanti. Questo è spiegabile con l’adattabilità dell’essere umano e con la ricerca di strategie di sopravvivenza che permettono alla persona di stare in situazioni difficili compensando in parte il potere distruttivo dei traumi infantili. Le risorse di Elisabeth sono indubbiamente la determinazione, la costanza e l’ambizione. Queste doti, unite alle indubbie capacità innate, la aiutano e la sostengono in tutto il suo percorso fino al successo, si spingono anzi quasi all’ossessività nel cercare di comprendere gli schemi alla base del gioco degli scacchi. Senza queste doti la sua storia sarebbe stata sicuramente un’altra. Ciò nonostante esse derivano da dei traumi che lasciano anche delle zone d’ombra che la protagonista affronterà nel suo percorso con difficoltà.
Un altro elemento che si pone a metà tra queste due aree, quella delle risorse e quella delle vulnerabilità, è l’esigenza di contare solo sulle sue abilità, il dovercela fare da sola.
Nel corso della storia vediamo infatti come questo elemento sia fondamentale per lei nel trovare una posizione nel mondo e una sua collocazione. Ancora di più considerando che il mondo degli anni ‘60 e in particolare degli scacchi era dominato dagli uomini. Allo stesso tempo però questo elemento diventa un ostacolo nel momento in cui incontra le prime difficoltà, sia nel gioco così come nella dipendenza dall’alcol.
E’ interessante anche la scelta degli scacchi come passione che guida il suo percorso di crescita. Negli scacchi infatti vi sono degli schemi che, per quanto complessi, possono però essere appresi e dominati. Il gioco si basa su delle regole precise e su una prevedibilità delle mosse in un rapporto di causa-effetto. Elisabeth è forse così brava e così determinata in quanto ha bisogno di certezze e sicurezze perché nella sua vita queste sono mancate sempre. La sfera delle emozioni e delle relazioni sembra invece per lei troppo difficile da gestire.

Le relazioni che aiutano

Nella storia di Elisabeth ci sono delle grandi assenze, la mamma che muore in un incidente, il padre inesistente perché cacciato dalla madre, e poi l’orfanotrofio. Incontra però nella sua strada delle persone che cambiano la sua vita. Nell’orfanotrofio incontra Jolene, l’amica che la accompagna nel comprendere le regole non dette dell’istituto e la aiuta in diverse occasioni. Rappresenta per lei la figura della sorella maggiore che non ha mai avuto. Jolene scompare dalla sua vita nel momento in cui Elisabeth viene adottata, ma ricompare proprio nel momento del bisogno, molti anni dopo. Sempre nell’istituto incontro il signor Scheibel, il custode, che la inizia al gioco degli scacchi negli scantinati dell’orfanotrofio e la supporta vedendo fin da subito il suo straordinario talento e credendo in lei. Quest’ultimo sembra rappresentare per lei una figura paterna positiva e supportiva. Rappresenta inoltre il potere che ha nello sviluppo della persona la possibilità che qualcuno creda in noi. Idealmente dovrebbero essere i genitori, ma non tutti hanno questa fortuna. La buona notizia è che anche altre persone significative possono impersonare questo ruolo e darci il giusto riconoscimento.
Elisabeth viene poi adottata e, nella nuova famiglia seppur in modo graduale e non convenzionale, costruisce un bellissimo rapporto con la madre adottiva. Si supportano e probabilmente si salvano a vicenda, ognuna dando qualcosa di prezioso all’altra. Proprio quando il rapporto tra di loro diventa ancora più profondo, avviene un ulteriore lutto ed Elisabeth perde di nuovo la sua seconda figura materna. Questo nuovo trauma la farà ricadere nel suo lato d’ombra e nelle dipendenze.
E’ proprio in questo momento di crisi che però le amicizie sviluppate nel suo percorso nel mondo degli scacchi e la sua amica d’infanzia, Jolene, le vengono in soccorso. Il finale della storia infatti è una bellissima metafora di come l’individualismo portato all’eccesso lasci le persone in balia dei propri fantasmi e di come invece le relazioni profonde ed autentiche, la possibilità di fidarsi, il poter contare sugli altri ripaghi nei modi più impensabili. Il conflitto sociale e culturale che è presente sullo sfondo della vicenda è lo scontro tra l’America con il suo individualismo sfrenato e la Russia, patria degli scacchi, con un collettivismo che ne determina il successo, per lo meno nel gioco scacchistico. Questo conflitto culturale è esso stesso una metafora del conflitto interno in Elisabeth tra la ricerca del successo contando solo sulle proprie forze e l’aiuto supportivo, in primo luogo emotivo, che le relazioni le donano.

Conclusioni

La miniserie “Regina degli scacchi” è, oltre che un prodotto ben fatto a livello registico e di sceneggiatura, un bellissimo racconto con molteplici chiavi di lettura che ritengo sia molto arricchente a livello emotivo e si presti a numerose riflessioni personali. Ne consiglio quindi la visione.

A cura del Dott. Luca Monasterolo