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Vergogna: da Emozione Importante a Fonte di Disagio

Emozione della VergognaLa vergogna come tutte le emozioni non è considerata nè positiva negativa. Tuttavia è un’emozione estremamente importante per l’essere umano, consente infatti di conservare una propria integrità e di stabilire confini con il prossimo. L’emozione della vergogna aiuta quindi nella gestione delle relazioni garantendo un livello ottimale di vicinanza e lontananza

 

Questa emozione può però invadere diverse sfere della vita della persona diventando fonte di disagio e malessere, in casi estremi anche un sintomo vero e proprio. La vergogna può essere vista come: emozione (“provo vergogna”), convinzione (“Sono una persona indegna”) e come comportamento (“Attacco od evito me stesso o gli altri”). Questo affetto non si verifica solo nei confronti dell’altro “reale” ma anche con la sua rappresentazione, sentendosi bersaglio di uno sguardo svalutante e molto critico.

 

Le situazioni che attivano questa emozioni possono essere vissute con una iperattivazione fisiologica ed emotiva con conseguenti strategie di evitamento. Le persone che vivono con un costante senso di vergogna possono sperimentarla mostrandosi bisognosi di aiuto, imperfetti e incompetenti. La vergogna perde così la funzione di emozione base diventando cronica.

 

Molto spesso gli eventi che portano a sviluppare una vergogna cronica sono di origine traumatica, soprattutto nella storia infantile della persona. Non sempre queste esperienze traumatiche sono facili da individuare in quanto possono essere state vissute come se fossero eventi “normali” oppure possono essere state dissociate per evitare di sperimentare il dolore conseguente.

 

Tematiche della terapia

Bussola della VergognaAlla fine degli anni ‘80 Nathanson propose una bussola della vergogna. Questa mostra come le persone possano provare questa emozione per apparire buone al prossimo grazie a due tipi di comportamento: isolamento o attacco al sé. Nell’isolamento la persona tiene per sé i propri pensieri custodendo gelosamente la propria interiorità per evitare di essere giudicata negativamente. Nell’attacco al sé la persona tende ad autocriticarsi in modo esplicito nel tentativo di evitare critiche o svalutazioni esterne.

 

Nel concetto di bussola della vergogna troviamo poi altre modalità tipiche che si attivano quando il paziente non riesce ad entrare in contatto con il senso di vergogna: la negazione o la proiezione. Negazione: la persona evita di confrontarsi con tutto ciò che potrebbe sminuire l’immagine di sé facendo finta di non vedere tutto ciò che rimanda ad un’immagine imperfetta. Proiezione: il risultato è un attacco all’altra persona in cui si disconosce la propria emozione proiettandola sull’altro. La persona quindi attacca il prossimo sminuendone il suo valore esorcizzando così ciò che più teme di subire. 

 

Per il terapeuta è importante mantenere una collaborazione reciproca sviluppando una buona alleanza terapeutica e favorendo il riconoscimento nel paziente di questa emozione sgradevole. L’obiettivo finale non è quello di eliminare il senso di vergogna, ma piuttosto comprenderlo, accettarlo e attenuare gli effetti che ha sulla vita del paziente. Oltretutto questa emozione è soggettiva in ogni persona, può avere infatti un proprio significato e se viene compreso il terapeuta sarà in grado di affrontarlo durante il trattamento. Le tematiche affrontate nei confronti della vergogna nel corso della terapia sono diverse: 

  • la critica interiore e il dialogo interno che la alimenta
  • flashback su eventi traumatici che possono aver creato una particolare vulnerabilità a questa emozione
  • gli aspetti sociali e culturali che contribuiscono a rinforzare il sistema della vergogna
  • la sensazione di essere giudicato o criticato dal prossimo
  • convinzioni e schemi che inducono alla vergogna
  • la difese utilizzate
  • la vergogna utilizzata come regolatore e inibitore di confini relazionali

 

Come si Effettua la Terapia sulla Vergogna Cronica?

È importante che il terapeuta utilizzi un approccio graduale verso il paziente. Ad esempio evitando uno sguardo diretto, ma anche analizzando il bisogno di nascondersi e le modalità di entrare in relazione con gli altri del soggetto. Si analizzeranno le emozioni e comportamenti legati alla vergogna, arrivando poi ad esaminare come l’emozione viene gestita. Il terapeuta entrerà in punta di piedi nel trascorso emotivo del paziente accogliendo ed accettando i sentimenti con compassione. In questo modo sarà possibile avviare un processo che il paziente possa gestire autonomamente. E’ importante valutare attentamente che il soggetto si trovi in una finestra di tolleranza così da elaborare al meglio il senso di vergogna sia a livello cognitivo che emotivo. Il paziente potrà sentire questa emozione anche durante le sedute, è quindi centrale che sia informato di questa eventualità e che sappia che è del tutto naturale ed anzi utile per il processo terapeutico.

 

Un ulteriore approccio che dagli studi si è dimostrato efficace è quello immaginativo, che richiede però una forte alleanza terapeutica. Un esercizio frequentemente utilizzato è quello di far immaginare al paziente una figura ideale, che possa essere di aiuto nel momento di maggiore attivazione della vergogna per tornare ad uno stato di lucidità e tranquillità. A questa figura è dato poi un nome così da farla sentire al fianco del paziente se rievocata. Ulteriore esercizio è quello di dare alla vergogna forma, colore, temperatura, movimento, struttura per poi connettersi con la sensazione che evoca.

Come effettuare psicoterapia

La Vergogna Secondo l’Analisi Transazionale

Secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale, la concettualizzazione della vergogna segue il modello degli Stati dell’Io (Genitore, Adulto e Bambino). L’Analisi Transazionale oltre ad un metodo terapeutico è anche una teoria della personalità che vede i tre stati dell’Io citati in continua interazione sia interna come un dialogo tra parti di sé che esterna nella relazione con gli altri. La vergogna è così considerata come il frutto di un dialogo interno disfunzionale tra questi Stati dell’Io. In particolare vediamo uno Stato dell’Io Genitore svalutante ed umiliante che internamente sminuisce e critica la persona. Dall’altro lato è invece presente uno Stato dell’Io Bambino che non riesce ad opporsi e vive con profondo disagio l’espressione di sé

 

Lo Stato dell’Io Genitore è spesso connesso al reale rapporto con il genitore reale vissuto nell’infanzia, si può infatti ritrovare in molti casi un’infanzia caratterizzata da svalutazioni e giudizi continui. Il dialogo interno diventa così una riproposizione di ciò che accadeva in famiglia. Rifacendosi alla teoria della bussola della vergogna vista precedentemente, le persona utilizza la strategia del ritiro o dell’attacco al sé per gestire, seppur in modo disfunzionale, questo sentimento.

 

In altri casi la vergogna è sempre presente ma a livello implicito e può fare riferimento all’opposto ad un’idealizzazione vissuta nell’infanzia da parte delle figure genitoriali. In questa configurazione nella persona il vissuto di vergogna è negato o proiettato sull’altro attraverso l’attacco. La persona non può quindi permettersi di provare un sentimento così sgradevole ed imperfetto. Deve al contrario mantenere un’immagine di perfezione assoluta in cui la vergogna non può trovare spazio e viene così negata o proiettata sull’altro. 

Analisi Transazionale

Conclusioni

Gli interventi spiegati precedentemente sono solo alcuni dei metodi utilizzati, per un lavoro terapeutico ottimale e su misura. Alla fine della terapia il paziente scoprirà quanto sia importante accettare e condividere le proprie fragilità anziché rifiutarle, e soprattutto imparerà a mettere in campo tutti i suoi pregi.

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